ROMA: Indimenticabile ogni minima cosa. Anche quella stronza che ho incontrato. Ma tutto ripagato dagli uomini gentili che mi sono capitati davanti. Che le cose capitano, mica le vai a cercare! (dato di fatto!)... e mi hanno fatto sentire importante... Il briefing,... i bei ragazzi che mi si sono rivolti con delle battute ricambiate e con un sorriso altrettanto ricambiato. Mi rendono consapevole di essere una donna e non più una bambina di 14 anni che li sognava, questi uomini. Non mi sono riconosciuta nemmeno un attimo timida... forse l'ambiente in cui ero era quello giusto per me. Ho notato ragazze meno sicure di me che mi hanno fatto domandare se ero anch'io così un tempo. Ho riconosciuto che le mie incertezze sono le stessissime di molte altre ragazze... e anche più... "giustificate". Si fanno certe cose che non avresti mai immaginato perché ti credevi timida... ma a fine briefing, ti ritrovi a rispondere ad un telefono sulla scrivania perché il responsabile dell'agenzia era "preso" a consegnare i cellulari ed essendo io più vicina, mi ha chiesto di rispondere! Io che ho il terrore del telefono... ho "dovuto" con tutte le persone che si sono azzittite e mi sono sentita protagonista (ultima cosa che avrei voluto e avrei immaginato accadesse) e poi non sapevo se dare del Lei o del Tu al ragazzo -responsabile dell'agenzia... molto amichevole... ma non riesco a prendere confidenza e gli dico "A lei vogliono!". A parte ciò. Certe cose che succedono ti rendono viva. Ti ritrovi ad essere o a provare ad essere "simpatica" rispondendo ad altrettante battute "simpatiche"... ti ritrovi, in aereo di ritorno (tra l'altro il pilota sembrava impedito! O lo era), mentre stai andando verso il tuo posto e sei in fila, uno sguardo addosso, ricambiato, uno che non ricordavo se era lo stesso presente nel briefing (si somigliavano ma poi mi sono ricordata che con l'altro ci siamo incontrati in aeroporto ed era diretto a cagliari) capita che ci sorridiamo... lui mi chiede "devi entrare?" ed io la stordita "come scusa?" lui "devi sederti?" io nel pensiero "eh magari!" nella realtà "no, ho il 23F"... lui non smetteva di guardarmi... era un tipo sorridente... bellissimo... con quei cappotti "eleganti" che fanno da "manager" e che fanno un uomo tanto affascinante... arrivata al mio posto che vedo occupato,... dò un'occhiata alla hostess dicendole che posso sedermi anche nell'altro posto libero... e acconsente... andando verso il finestrino, urto la capa! ahahhahahah Particolari. Meno male che gli stivali non hanno suonato ai controlli. Nè all'andata nè al ritorno. E finito il briefing, appuntamento in villa borghese con un "ancora" conoscente... pullman bloccati per via dello sciopero dei taxi... centro romano bloccato... piglio la metro... fermata flaminio. Con questa persona avevamo detto incontriamoci in Piazzale Flaminio così andiamo in Villa Borghese, nostro luogo preferito. Pochi minuti e sto al Flaminio (dopo però aver atteso 1 ora il pullman che non passava!)... Arriviamo senza volerlo, insieme. Lo vedo arrivare da lontano sorridente... io anche sorrido per l'imbarazzo... ci salutiamo... stranamente io comincio a raccontargli ciò che accadeva... per me era una gioia, con lui sono stata da subito me stessa, a mio agio :) ... ci sediamo vicino il laghetto, parliamo ancora, parliamo, parliamo... gli propongo di andare al viale dei bambini... o anche verso il pincio... ma non l'avessi mai fatto: c'erano una marea di tifosi, pullman, polizia, ecc... non so perché proprio in villa borghese, mi è parso strano... e siamo tornati indietro a dove più o meno eravamo... alla fontanina ho bevuto un po' di acqua... per poi schizzarlo :D ... ci siamo seduti su un'altra panchina, poi un'altra ancora... ci siamo abbracciati molte volte... E ci dicevamo a quant'era difficile abbracciare una persona e non solo di sesso opposto. Il tempo corre quando vede che una persona sta bene. Così è stato. Ci rivedremo, tanto a Roma ci passo quando posso... per un motivo o senza :) Ho vissuto a pieno la giornata. Piena di sentimenti, intensa.
Domani inizio il lavoro e sono nervosa e non ci sto pensando, ma se ci penso resto comunque nervosa. Ma penso anche che stasera c'è Zelig e penso di guardarlo. Anche se lavorerò a weekend quasi alternati. E per fortuna, che poi l'8 riparto... ma questa è un'altra storia che merita di essere raccontata a parte.
Ciao a tutti.
Domattina prestiiiissimo ho un volo per Roma. Non ci penso, ma se ci penso, sto ancora impreparata. Ho un briefing di lavoro. Lavoro che mi occuperà mezzo dicembre in giorni sparsi... e mi sa soprattutto i weekend. Mattina colazione con un caro amico, pomeriggio passeggiata in villa borghese con un altro amico. Metà mattino e metà pomeriggio break (con pranzo) impegnata col briefing in hotel, ho solo paura dell'ignoto. In fondo, non faremo esami nè altro, ci dovranno solo spiegare come muoverci e che tipo di azienda è la loro. Ed io avrò l'onore di assaporare e abbracciare nuovamente Roma, ne ho voglia. E magari, abbraccerò pure alcune persone.
Beh, a risentirci, magari vi racconterò meglio...
Come ho già preannunciato, non mi sono dispersa fra l’empire state building e la statua della libertà... sono tornata da un pezzo (solo fisicamente).
Sono tornata sana e salva, trapassando una buona giornata romana con annessa abbuffata a pranzo, la mia parlantina che raccontava di già l’avventura appena trascorsa e rincoglioniva, l’arrivo a casa notturno ed io sveglia fino al giorno dopo. Come se il fuso orario o chissà quale altro effetto si fosse impossessato di me. Un po’ di settimane passate a restare sveglia la notte e dormire il giorno... e l’energia di NEW YORK che ho ancora addosso e che non mi rendo conto di aver passato quel quasi 1 mese in mezzo ai grattacieli, vivendo la vita che fanno in molti lì. E ti accorgi che ti senti inutile se non fai nulla lì... non è come qui, lì. Lì la gente, il troppo movimento ti coinvolge e ti fa venire voglia di lavorare...
La reputazione degli italiani, a detta di alcuni americani con cui ho avuto a che fare, è: “Gli italiani non c’hanno tanta voglia di lavorare” poi “Gli italiani dormono sempre”, “Gli italiani ecc ecc” e “in Italia il lavoro non si trova” ecc ecc. A volte capita di sentirsi raccontare queste cose dagli americani o da italoamericani che ormai vivono lì. Così come mia zia che mi ha fatto girare le ovaie per un po’ di volte e mi chiedo ancora come abbia fatto io a non “scattare” da un momento all’altro e a non mandarla a fanculo. Nonostante lei fosse nata qui in Puglia... ma a quanto pare parla come se i tempi fossero fermi dall’epoca in cui si trasferì. Proprio lei che vive ancora nel ‘70!
New York: non ho ancora parole per descriverla. Qualsiasi periodi vivi lì, ti sembrerà sempre una giornata. Purtroppo questa è la mia sensazione pur avendo passato quasi un mese: ma 1 mese non è davvero niente.
E da quando sono tornata, ho parlato di tutto e niente… perché New York è una metropoli indescrivibile che “o la vivi o non capirai di ciò che sto parlando”... la vita è un gioco lì dentro. Altro che la giostra in cui salivo sempre del bruco nella mela!!
Dicendo tutto ciò, non vorrei nemmeno sopravvalutare il tutto perché è sì, molto diversa da noi, ma nel senso di eccesso: lì c’è TUTTO. Persino il negozio per l’orsetto. Si, un negozio per un peluche. Eccesso, lusso, inutilità. Ed è quasi triste pensare che il Bear’s shop, fa anche soldi. Vedevi gente orgogliosa (!!!) che vestiva il suo orsetto davanti lo specchio, sceglieva con cura il vestitino (per ogni occasione! Dallo sport, alle nozze...), le mutande, gli accessori, le scarpe, ... cose che rimani a bocca aperta. Anche se facevo la snob facendo credere che ero di lì e sapevo tutto! Ahahah. Ma impossibile non rimanere sorpreso. Affianco al negozio in questione, c’era anche un negozio apposta per la bambola. Tolgo le sorprese se vi dico tutte queste cose... ma che new york sia la città degli eccessi, è un dato di fatto.
Ho avuto l’onore di fare una delle mille maratone che organizzano lì per beneficenza... abbiamo attraversato il ponte di Brooklyn. Che poi maratona in senso stretto non era... potevi scappare o camminare... io volevo correre un po’ ma mi sono dovuta adeguare al ritmo collettivo dello camminare.
Ho avuto l’onore di assistere al movimento dovuto alle partite di baseball... calcio, lì, non ne ho visto proprio!!! Che lì siano pazzi per il baseball è saputo. Visto che la squadra un giorno ha perso, il giorno dopo, mi sono trovata nelle copertine dei giornali, un bambino che piangeva!!!! Cazzo, in copertina un bambino che piange perché ha perso la sua squadra!!!!!! Beh, lì mi sono ricordata di essere in America.
La scuola: meravigliosa. Anni fa, mi è capitato di frequentare altri corsi d’inglese... ma il tipo di approccio era diverso: c’era più unione, facevi il corso con persone che avevano scelto il tuo stesso tipo di corso quindi iniziavi insieme a loro e finivi, magari “festeggiando”, facendo foto, cazzeggiando, ecc, insieme a loro. Qui mi sono trovata in un mondo relativamente del tutto diverso... dall’inizio alla fine. Nel senso che il primo lunedì eravamo in un’altra scuola a seguire la presentazione dei corsi, fare test d’ingressi vari, assegnazione delle classi, ecc ecc... il martedì eravamo a scuola... classi piccole (10 alunni) sempre piene... alcuni si conoscevano già, altri erano andati via, altri avevano cambiato livello, altri ancora erano nuovi come me. Ogni settimana era così e non si aveva modo di ricontattare le persone che erano andate via... ultima settimana viene in classe un ragazzo nuovo... si siede vicino a me… mmmmh... carino!!! Durante la presentazione ho scoperto che aveva 19 anni, piccolo!!! Spagnolo, non gli piace new york. C’erano molti esercizi in cui eravamo in coppia e dovevamo parlare (inglese, ovviamente) di determinati argomenti (la nostra città, il nostro paese, musica, i più svariati argomenti)... io, ovviamente, facevo coppia (fissa per praticamente tutta la settimana per mia fortuna visto che noi due ci sedavamo nello stesso posto...) con lui... mmmh... bella sorpresa settimanale. Ridevamo quando non riuscivamo a trovare una parola in inglese, ridevamo per il suo ripetere “Finish!” ogni volta... visto che noi eravamo sempre i primi a finire... però dopo tornavamo a parlare dei nostri paesi... dei luoghi che ci piacevano, del tempo che trascorriamo solitamente nella nostra città, ecc... la prima settimana invece parlai molto con un altro ragazzo... koreano. Perché non ho ancora detto che nella mia classe (e in tutta la scuola) la stragrande maggioranza di ragazzi era coreana e c’erano anche moltissimi giapponesi e (generalmente, ma non nella mia classe) spagnoli. In classe mia però di spagnoli ce n’erano 2... nella prima settimana solo una ragazza. Comunque ogni tanto andavamo in una specie di auletta dov’erano i pc e conversavamo con TUTTI fra noi... di ciò che ci sarebbe piaciuto fare o delle città che ci sarebbe piaciuto visitare. Quindi alla fine ci si conosceva tutti nell’arco di una giornata. Il primo giorno non mi è stato per niente estraneo. Mi sono ambientata prestissimo... o vivevo semplicemente un sogno.
La scuola era in centro. Era uno di quei palazzi alti... 16esimo piano... non tanto alto per essere uno di quei grattacieli tipici.
E dopo la scuola viaaaaaa in giro per negozi... e oggi ho anche saputo che uno dei miei negozi preferiti, vende online!!! Purtroppo altri tre non spediscono fuori USA e Canada :/
Vi ho già parlato dello sconto su sconto. Vi ho anche detto che ho avuto problemi con la valigia (che poi son diventrate tre le borse!) al ritorno? Mi spiego meglio: non avevo nessunissima intenzione di spedire la valigia (anche se il pensiero c’è stato) e ho dovuto far entrare ogni cosa fra la valigia, uno zaino che avevo con me e il monospalla. Ero preoccupatissima che in aeroporto mi facessero problemi e che mi facessero spedire qualcosa (avevo anche preparato la targhetta con il mio nome e indirizzo)... ma non so come ho fatto, ma ogni cosa è entrata e non entrava altro! in aeroporto hanno fatto togliere le scarpe al ritorno e fortunatamente non mi hanno fatto problemi per le mie tre borse (PIENISSIME).
Cosa dire dei miei piedi bagnati nell’oceano atlantico? Immenso. Ero sola in quella spiaggia con un oceano immenso davanti a me che toccavo con mano. Essere soli a New york è impossibile, ma lì ero sola. Con top, pantalone arrotolato in lino, scalza davanti a quell’immenso oceano atlantico. Ho provato un emozione grandiosa che non riesco ancora a decifrare. Stavo talmente bene che... non so. indescrivibile. Lo dico per un’altra volta. Il tempo era perfetto. Ed eravamo agli inizi di ottobre.
Mi sono trovata spesso in mezzo a film, servizi pubblicitari, trasmissioni televisive, presentazioni di videogiochi, film, musica e altro. ogni angolo di new york è una novità. Ogni angolo di new york sembra di averlo già visto in un film.
Trapassare i quartieri a piedi... fa ricordare la diversità della vita degli stessi quartieri... ti accorgi del cambiamento man mano che cammini, è un contatto speciale.
Ho fatto moltissime cose, anche “purtroppo” da turista (io che non vorrei mai comportarmi da turista, ma da viaggiatrice!)... il giro sul “Beast”, salire sopra il Top of the rock per vedere una “New York Lego”, il World trade center con ancora le sue macerie, tante altre cose che mi sfuggono. So solo che qualora ritornassi, sarà per lavoro.
arrivo, arrivo, forse...
non sono rimasta incastrata fra i grattacieli di new york... sto scrivendo su word all'incirca la mia avventura newyorkese -indescrivibile, posterò quanto prima... probabilmente stasera se riesco.